Casi studio · Caso studio 03 · Software e terzo settore

Un'app ereditata, un hosting da 30 euro l'anno e un'associazione che vuole solo andare online.

Un'associazione di scambio del tempo, dove i soci si scambiano ore di attività, aveva ricevuto da uno sviluppatore precedente un'applicazione web completa per gestire iscritti e movimenti. Funzionava sul computer di chi l'aveva scritta. Serviva capire cosa c'era dentro e metterla in esercizio con un budget da associazione.

1 zipdi sorgenti consegnati in un archivio, senza documentazione
33 / 14 / 10file, endpoint API e pagine analizzati uno per uno
~40difetti censiti in quattro categorie, con file e riga
500 €il preventivo minimo con cui si va online in sicurezza

Scheda dell'incarico

Settore

Terzo settore, associazione di volontariato

Stack ereditato

Next.js, React, PostgreSQL, PWA, export Excel

Incarico

Audit del codice e piano di messa in esercizio

Deliverable

Relazione di audit per categoria, due preventivi modulari, checklist operativa degli interventi, piano di hosting

Formula

Moduli a forfait, garanzia sugli interventi, nomina a responsabile del trattamento (art. 28 GDPR)

Stato

Interventi minimi eseguiti, app in test interno prima dell'apertura ai soci

Contesto

L'app gestisce l'anagrafica dei soci, i movimenti dare e avere in ore, le approvazioni, le tipologie di attività e l'export in Excel. È scritta con uno stack moderno (Next.js, React, PostgreSQL, installabile come PWA). L'associazione aveva un piano di hosting condiviso da 30 euro l'anno pensato per siti PHP, che non può eseguire un'applicazione Node.js con un database PostgreSQL.

Problema

Prima di mettere online un'app che tratta dati personali dei soci bisogna sapere cosa contiene. L'archivio includeva credenziali e script di servizio che non dovevano esserci, e alcune funzioni raggiungibili senza un adeguato controllo degli accessi. Nessuno nell'associazione poteva valutarlo, e nessuno voleva pagare per rifarlo da capo.

Cosa ho fatto

  • Audit completo del codice: 33 file, 14 endpoint API, 10 pagine. Circa quaranta difetti classificati in quattro categorie (accessi e sessioni, affidabilità dei saldi, riservatezza fra soci, manutenibilità), ciascuno con riferimento a file e riga, così chiunque può verificarli.
  • Un preventivo completo in otto moduli a forfait, dall'essenziale alla messa a norma di tutto, con interventi facoltativi e una manutenzione annuale di poche ore.
  • Il giorno dopo, un secondo preventivo con solo l'indispensabile per andare online in sicurezza: trasferimento e messa online, chiusura degli accessi aperti, controlli minimi sui saldi. Tre moduli, 500 euro, quattro-sei giornate.
  • Piano di hosting senza costi aggiuntivi: il piano esistente resta per dominio e posta, l'app gira su una piattaforma Node.js e un PostgreSQL gestito nei piani gratuiti. Costo annuo per l'associazione invariato.
  • Tre cose da fare subito e gratis, prima di qualsiasi contratto, per chiudere le esposizioni più urgenti.

Risultato

L'associazione ha in mano un'analisi verificabile di ciò che possiede, un percorso minimo a 500 euro per andare online e un percorso completo per dopo, senza dover rifare l'app. Ogni intervento è legato a un difetto preciso, con la sua checklist, e il direttivo può decidere cosa comprare e cosa rimandare.

Il percorso minimo è stato scelto e realizzato: l'app è ora in test interno con il direttivo, prima dell'apertura a tutti i soci. Il percorso completo resta a disposizione come seconda fase.

Cosa rifarei diversamente

  • Il primo preventivo era tecnicamente giusto e commercialmente sbagliato: la versione completa costa quanto il budget annuale di un'associazione, non quanto un intervento. Il secondo preventivo, da 500 euro, è quello che si può firmare. Oggi parto da lì e lascio il resto come opzione.
  • Un audit con quaranta voci spaventa chi non è tecnico. La prossima volta accompagno l'elenco con una pagina sola: le tre cose che bloccano la messa online e le tre che possono aspettare.

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